ADiC Toscana presente all’incontro al senato con i familiari delle vittime dell’incendio “Ali Enterprises”

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A ROMA, PRESSO LA SALA DEI ‘CADUTI DI NASSIRIA’ AL SENATO, I FAMILIARI DELLE VITTIME DELL’INCENDIO ALLA FABBRICA ‘ALI ENTERPRISES’ DI KARACHI,  INSIEME ALLE ORGANIZZAZIONI IMPEGNATE PER I DIRITTI UMANI E DEI LAVORATORI, HANNO INCONTRATO I GIORNALISTI

L’11 settembre 2012 più di 250 lavoratori e lavoratrici sono morti tra le fiamme di una fabbrica pachistana, l’Ali Entreprises, mancante dei più elementari presidi di sicurezza. La fabbrica tessile, produceva per il distributore tedesco KIK ed era stata certificata appena quindici giorni prima dell’incendio, dal revisore italiano RINA. In occasione della conferenza stampa, toccante è stato l’intervento di Saeeda Khatoon, madre di una delle vittime, che nel rogo della fabbrica ha perso il suo unico figlio di 18 anni, che da quattro lavorava all’Ali Entreprise. Dopo la disgrazia, la donna insieme ad altri familiari delle vittime, ha fondato e ne è presidente l’Ali Entreprises Factory Fire Affectees Association (AEFFAA) e ha denunciato la KIK, supportata dal Sindacato Pakistani NTUF.

AEFFAA insieme Clean Clothes Campaign (CCC), a Abiti Puliti, a European Center for Constitutional and Human Rights’  (ECCHR) e all’Associazione italiana Movimento Consumatori, hanno inoltrato nell’autunno 2018 una denuncia all’OCSE contro la società italiana RINA per ottenere un risarcimento.

La Khatoon ha dichiarato che “ la sicurezza  deve essere un diritto e non un privilegio” e di essersi recata in Europa per affermare a KIK e RINA, che non sono sufficienti le doverose scuse di chi si è reso responsabile di quel disastro, ma che, con l’aiuto delle altre organizzazioni,  chiederà giustizia in tutte le sedi opportune per evitare che altre persone, magari minorenni come suo figlio, muoiano mentre lavorano per arricchire la filiera della moda. Infatti altri incontri come quello di Roma sono stati organizzati nel mese di novembre a Ginevra, Dortmund/Bochum.

Alla conferenza stampa ha partecipato anche il senatore Gianni Pietro Girotto presidente della decima commissione permanente del Senato  (Industria, Commercio e Turismo), il quale ha asserito che i diritti debbono essere globali e che le aziende debbono assicurarli lungo tutta la filiera.

Alla conferenza stampa sono intervenuti anche Deborah Lucchetti che è la coordinatrice della Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della CCC, che da molti anni è attiva nella difesa dei diritti dei lavoratori delle filiere dell’abbigliamento, Alessandro Mostaccio, Segretario Generale del Movimento Consumatori; Nasir Monsoor del sindacato pachiestano NTUF; Carolijn Terwindt di ECCR; Ben Vanpeperstraete che è il coordinatore del team degli avvocati di CCC.

“L’ADiC Toscana è stata invitata a questa iniziativa di Roma, in quanto da molti anni si occupa di queste complesse filiere ed abbiamo maturato la convinzione – dichiara la presidente Clara Gonnelli –  che si debba intervenire a tutti i livelli affinché sia garantita la loro sostenibilità sociale, ambientale ed economica, è ormai divenuto improcrastinabile che gli organi di certificazione rendano pubbliche le loro verifiche. E’ inammissibile che un’azienda come RINA rilasci, come riferito dai presenti alla conferenza stampa, certificazioni di conformità (Norme SA 8000) a una fabbrica che non possiede i requisiti richiesti ed è giusto che si paghi per le proprie negligenze, e che si paghi lungo tutta la catena di fornitura”.

Maggiori informazioni sul sito della Campagna  Abiti Puliti